Tutto nasce con la sfida di unire
il mare al deserto, il mediterraneo all'Africa di sabbia e foresta.
Tutto nasce in alto a sinistra,
dove stanno appesi (invisibili) i nostri cuori.
E' lì che troverete l'inizio di questa storia, favola nascosta
dietro la superficie del sito... nello sguardo della donna matura
e bruciata dal sole... e nella sua memoria, che come un raggio
scalda i ricordi...
Incontra per primo le mani dell'uomo che ha amato, curvo sulle
reti... calore, profumi e ancora ricordi... Quelle reti con cui
credeva di poter ingabbiare le onde e i loro frutti, ma era lui
a restarne ingabbiato. Lo amava tanto da non poterlo lasciare,
il mare. Per lui il mediterraneo era sudore e fatica, compagno
e dio. Da temere, da rispettare. Un matrimonio folle, quello tra
una donna del deserto e un uomo del mare... da cui nacquero due
cieli e una piccola pietra.
Lei due cieli insieme non li aveva
mai immaginati quando partì per raggiungere l'uomo. Li
scoprì quando vide il mare per la prima volta specchiare
il cielo, e capì che aveva lasciato per sempre la metà
del mondo. La sua metà.
Una pietra da sola non l'aveva
mai immaginata. Una pietra sola senza le altre migliaia di pietre...
La portò con se per non morire di nostalgia, per riempire
il suo cuore e non dimenticare il deserto. Ricordi dolorosi...
la donna scappa, le sue memorie scappano in avanti e incontrano
il ricordo di se bambina, con le dita innocenti a sfiorare la
bocca. Il sapore di frutti succosi e la puntura delle prime spine,
sottili e nascoste. Lampi di colori accesi che sbiadiscono lentamente,
insieme all'infanzia e ai ricordi...
La mente rimbalza ancora, coi singhiozzi della memoria, e si posa
sulle stesse dita cresciute, diventate maliziose nel portare un
fiore alla bocca, la bocca e il fiore su cui si smarrirono in
tanti...
Manca lo sguardo della moranera giovane e intrigante. Forse perché
il suo sguardo è tutto il quadro, e nell'assenza i suoi occhi
acquistano un tocco di magia.
Infine il tempo si raccoglie nei mille granelli di sabbia che
formano il deserto. Lì si fondono memoria e sogno. Le infinite
memorie della donna, che ha vissuto mari e deserti e tanti uomini,
incontrano l'unico sogno del tuareg che ha desiderato solo una
donna.
Lui la vede ancora, giovane eterna
mentre portava un fiore alle labbra. Ma era la donna di un altro
uomo. Di un pescatore.
Crebbero nel deserto come fratelli ma il mare la rapì.
Non l'ebbe mai, non la rivide più. Per questo ancora la
sogna.
E la storia inizia dal lato opposto.
Tutto intorno scorre sottile il colore del sangue.
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Altre due piccole cose:
Sulla tabella a sinistra un gabbiano
si è posato a guardiano delle novità e dei concerti.
Anche questo non è un caso. Il gabbiano è un uccello fedele al
suo mare. Scorta la propria barca lungo la rotta e ne vive la
storia. Mangia con gli uomini i frutti del mare e ne misura l'enormità
coi suoi voli. Non tradisce mai gli uomini né il mare.
Al massimo sono gli uomini a tradire i gabbiani, sostituendo il
mare con le discariche. Che sia di buon auspicio ai Moranera:
che canti alto sulla vostra barca, senza mai sentirsi tradito,
che nelle vostre reti trovi sempre di che nutrire i propri voli.
Alla fine di tutto, in alto al
centro, un vecchio relitto abbandonato, incagliato. E ciò che
resta di una barca quando le togli il mare: muore. Emblema del
mediterraneo come fonte di vita assoluta. Ma incastrati nella
sua chiglia restano tante piccole conchiglie, erbe e profumi.
Sono le mille storie del mare che ha solcato, la più piccola
l'avete appena trovata.
Buon viaggio Moranera.