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BREVE RACCONTO DEL VIAGGIO IN MEXICO
PRESENTAZIONE FONDAZIONE LEO MATIZ
PRESENTAZIONE ASSOCIAZIONE MANUEL RUMI-ONLUS
SCOPRI IL CRIMINE  DELL'AMIANTO NEL MONFALCONESE

Bravo, hai trovato un piccolo messaggio nascosto dal:
Movimento Rivoluzionario Internazionale - Collettivo Figa Grappa e Libertà!
(come puoi vedere questo acronimo è formato in modo subliminale da ogni prima lettera dei bottoni del menu qui sopra...;-)

Tutto nasce con la sfida di unire il mare al deserto, il mediterraneo all'Africa di sabbia e foresta.

Tutto nasce in alto a sinistra, dove stanno appesi (invisibili) i nostri cuori.
E' lì che troverete l'inizio di questa storia, favola nascosta dietro la superficie del sito... nello sguardo della donna matura e bruciata dal sole... e nella sua memoria, che come un raggio scalda i ricordi...

Incontra per primo le mani dell'uomo che ha amato, curvo sulle reti... calore, profumi e ancora ricordi... Quelle reti con cui credeva di poter ingabbiare le onde e i loro frutti, ma era lui a restarne ingabbiato. Lo amava tanto da non poterlo lasciare, il mare. Per lui il mediterraneo era sudore e fatica, compagno e dio. Da temere, da rispettare. Un matrimonio folle, quello tra una donna del deserto e un uomo del mare... da cui nacquero due cieli e una piccola pietra.

Lei due cieli insieme non li aveva mai immaginati quando partì per raggiungere l'uomo. Li scoprì quando vide il mare per la prima volta specchiare il cielo, e capì che aveva lasciato per sempre la metà del mondo. La sua metà.

Una pietra da sola non l'aveva mai immaginata. Una pietra sola senza le altre migliaia di pietre...
La portò con se per non morire di nostalgia, per riempire il suo cuore e non dimenticare il deserto. Ricordi dolorosi... la donna scappa, le sue memorie scappano in avanti e incontrano il ricordo di se bambina, con le dita innocenti a sfiorare la bocca. Il sapore di frutti succosi e la puntura delle prime spine, sottili e nascoste. Lampi di colori accesi che sbiadiscono lentamente, insieme all'infanzia e ai ricordi...


La mente rimbalza ancora, coi singhiozzi della memoria, e si posa sulle stesse dita cresciute, diventate maliziose nel portare un fiore alla bocca, la bocca e il fiore su cui si smarrirono in tanti...
Manca lo sguardo della moranera giovane e intrigante. Forse perché il suo sguardo è tutto il quadro, e nell'assenza i suoi occhi acquistano un tocco di magia.
Infine il tempo si raccoglie nei mille granelli di sabbia che formano il deserto. Lì si fondono memoria e sogno. Le infinite memorie della donna, che ha vissuto mari e deserti e tanti uomini, incontrano l'unico sogno del tuareg che ha desiderato solo una donna.

Lui la vede ancora, giovane eterna mentre portava un fiore alle labbra. Ma era la donna di un altro uomo. Di un pescatore.
Crebbero nel deserto come fratelli ma il mare la rapì.
Non l'ebbe mai, non la rivide più. Per questo ancora la sogna.

E la storia inizia dal lato opposto. Tutto intorno scorre sottile il colore del sangue.

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Altre due piccole cose:

Sulla tabella a sinistra un gabbiano si è posato a guardiano delle novità e dei concerti. Anche questo non è un caso. Il gabbiano è un uccello fedele al suo mare. Scorta la propria barca lungo la rotta e ne vive la storia. Mangia con gli uomini i frutti del mare e ne misura l'enormità coi suoi voli. Non tradisce mai gli uomini né il mare. Al massimo sono gli uomini a tradire i gabbiani, sostituendo il mare con le discariche. Che sia di buon auspicio ai Moranera: che canti alto sulla vostra barca, senza mai sentirsi tradito, che nelle vostre reti trovi sempre di che nutrire i propri voli.

Alla fine di tutto, in alto al centro, un vecchio relitto abbandonato, incagliato. E ciò che resta di una barca quando le togli il mare: muore. Emblema del mediterraneo come fonte di vita assoluta. Ma incastrati nella sua chiglia restano tante piccole conchiglie, erbe e profumi. Sono le mille storie del mare che ha solcato, la più piccola l'avete appena trovata.
Buon viaggio Moranera.